La Costituzione č patrimonio comune di Salvatore Macca (pubblicato da: ANTONIO POCOBELLO)
La Costituzione è patrimonio comune di Salvatore Macca
13.03.2010 - Non lo dico io, ma ieri, 8 marzo 2010, l'ha detto il Presidente della Repubblica in una delle sue sempre pia frequenti apparizioni in televisione, quasi in una sorta di desiderio di dimostrare, con esse, che esiste ed è un presidente attivo, non disposto a fare solo da tappezzeria, da elemento decorativo dei solenni ed austeri saloni del Quirinale.
E passi, perchè, cosi agendo, vuol dimostrare a tutti, e forse anche a se stesso, di essere un presidente diverso dagli altri.
Ma è inevitabile rilevare che non sono sufficienti la diversità, la presenza fisica, e le frequenti (forse troppo) apparizioni pubbliche, per dimostrare anche l 'esistenza politica, che non si esprime con la banalità di certe celebrazioni, festa della donna e simili e anche di celebrazioni di eventi nefasti, presentati come gloriosi, con inversione totale dei normali valori, come la cosiddetta "resistenza", artefice della guerra civile, con l'insanabile frattura morale e psicologica dell'Italia e del suo popolo, frattura che egli attivamente contribuisce ad alimentare e a perpetuare. E tanto meno è sufficiente il suo richiamo, ormai quasi ossessivo, alla costituzione, di cui continua a tessere l'elogio sperticato, ma che poi disinvoltamente calpesta, rendendo inevitabile il rimprovero che gli viene mosso di offenderne consapevolmente e deliberatamente, in odio ai sentimenti dei cittadini di fede fascista, i principi e le regole che, tutto sommato, in mancanza d'altro e di meglio, potrebbero considerarsi accettabili.
E dunque non può affermare che la costituzione sarebbe patrimonio comune, poiché egli, che dovrebbe rappresentare l'unità nazionale (art. 87 Cost), ignora ostentatamente la mia denuncia 4 aprile -19 maggio 2008, con cui ne chiedo la messa in stato d'accusa per attentato alla costituzione, dato che deliberatamente impedisce ai cittadini di fede fascista di godere dei diritti e dei privilegi, racchiusi negli artt. 3,18, 21 e 49 della Costituzione, riservati soltanto a tutti gli altri cittadini italiani, rifiutandosi di farne abrogare la XII dispos, trans., chc è alla base di tutta la normativa persecutrice, vessatoria e discriminatrice dei citati cittadini.
Nè può definire patrimonio comune ciò che comune non è, essendo esclusa, dai diritti e dai privilegi sopra citati, una buona fetta di cittadini i cui ideali sono da lui odiosamente discriminati. Le sue pubbliche esternazioni, connotate da un clamoroso e disinvolto "far finta di niente", servono solo a buttar fumo negli occhi dei tanti inconsapevoli, o volutamente tali. Figli e figliastri, insomma, come a volte accade in certe famiglie, in cui il patrimonio comune non viene attribuito equamente a tutti, dato che alcuni di essi ne vengono esclusi.
Napolitano, e quel gruppetto del Comitato parlamentare per i procedimenti di accusa, formato dai componenti della Giunta del Senato, presidente Schifani, e dai componenti della Giunta della Camera, presidente Fini, che lo stanno clamorosamente sostenendo, anche a costo di rendersene complici nel delitto a lui attribuito di attentato alla Costituzione, oltre che responsabili in proprio di quello di omissione di atti d'ufficio, non devono illudersi di far tacere questa voce. Ci sono infatti uomini, e chi scrive è uno di loro, che, una volta intrapresa una battaglia, non si lasciano fermare da nulla, nemmeno dall' ostruzionistico silenzio, come sta ora accadendo, finché non abbiano raggiunto l'obiettivo prefissato, quando io stesso sia fondato sulla giustizia, sulla ragione e sulla legge, che, in questo caso, è la Costituzione. E dunque, il Capo dello Stato la invochi pure ad ogni piè sospinto, e si appelli ad essa, disprezzandone però, di fatto, il valore e i contenuti. Ma anch' io mi sto appellando ad essa da quasi due anni, ma, a differenza di lui, per un nobile motivo, cioè come supporto ideale per combattere l'ingiustizia e la discriminazione da lui posti in essere.
Invochi pure la Carta, il Presidente, e ne tessa gli elogi, come sta ora facendo, quanto mai a sproposito, coi suoi appelli retorici, privi di contenuto e di verità, e che, in buona sostanza, sono soltanto espressioni beffarde e dispregiative di essa, dei suoi principi e dei suoi contenuti. Tutto ciò l'ho dimostrato in tutti i miei scritti, presentati a sostegno dell'istanza di messa in stato d'accusa, e da ultimo nella Comparsa 9 febbraio 2010, integrativa della comparsa conclusionale 27 novembre 2009. Egli, che da un giorno all'altro ha firmalo, previo accordo coi personaggi a lui graditi, un decreto illegittimo e incostituzionale soltanto per sanare la colpevole negligenza, l'inammissibile superficialità e la sorprendente noncuranza degli addetti ai lavori, e per compiacere i responsabili di esse, compreso quel Fini che si può considerare l'anaconda, che stringe in un abbraccio mortale le sue prede, come ha fatto col M.S.I., e come sembra voglia fare cor Berlusconii, e forse anche ol Presidente della Repubblica, di cui pare che sogni di essere il successore, cercando mantenere con lui i migliori rapporti.
Ma non deve dimenticare, l'0n. Napolitano, che la Storia il suo conto a saldo delle nequizie consumate contro creature che non le meritavano, lo presenta sempre. Non è una minaccia, questa mia, sebbene la lucida consapevolezza che, quando la mia iniziativa verrà tratta fuori dai nascondigli omertosi e servili in cui la cricca dei parlamentari la tiene gelosamente e vilmente nascosta, senza offrirla al pubblico come d'obbligo, omettendo cosl di fare il proprio dovere, il giudizio della Storia e delle molte persone per bene che oggi tacciono per conformismo e per amor di quieto vivere, sarà terribilmente e giustamente severo.